In ricordo di Pietro Golia

La nostra città è stata per secoli capitale di cultura, negli ultimi decenni non è stata da meno ai suoi trascorsi.
Pietro Golia è stato uno degli uomini del grande patrimonio culturale Italiano, ma anche un uomo Politico. Il suo impegno Politico iniziò, come per tanti di noi, tra i banchi di scuola, ma fin da subito si mostrò un militante insolito, la maggior parte del suo tempo la trascorreva a leggere giornali e libri perché aveva sete e fame di notizie, opinioni, storie, racconti. Con essi alimentava il suo pensiero, indipendente ed autonomo, che gli consentì di essere naturalmente riconosciuto come leader della sua comunità umana e politica.
Nacque con lui un fortissimo movimento studentesco, “Lotta di Popolo”, che si radicò nel centro cittadino di Napoli, ispirato da idee originarie e per certi versi giudicate eretiche anche all’interno del Movimento Sociale Italiano. Erano gli anni ’70.
I giovani impegnati in politica vivevano il clima di contrapposizione violenta che il sistema alimentava per preservare l’ordine precostituito. Sinistra e Destra si confrontavano solo sul terreno della violenza.
Quanto sangue innocente versato in Italia su ambo i fronti. Da quel clima di odio molti, a Destra e a Sinistra, scelsero la strada sbagliata, quella della lotta armata.
Pietro Golia, pur avendo subito quel clima, riuscì a stare ben distante da quella tentazione.
Continuò in maniera responsabile ad alimentare movimenti studenteschi, movimenti di disoccupati, ma ai cortei, agli striscioni e ai manifesti continuava però ad affiancare la pubblicazione di giornali, organizzazione di convegni, di seminari. Alla lotta armata Pietro Golia preferì la sfida culturale. La sua sede politica non fu mai una sede di partito, ma piuttosto la sua libreria di Via Carlo de Cesare, dal 1974.

Ha animato prima un’emittente radiofonica indipendente, “Radio Sud 95”. Era il 1976.
E poi ha creato il suo capolavoro, una piccola casa editrice il cui nome era tutto un programma: “Controcorrente”. Era il 1994. Nasceva un baluardo importante del nostro panorama culturale. Controcorrente non è stata la casa editrice della Destra. Controcorrente è andata ben oltre qualsiasi steccato politico, nella incessante ricerca che Pietro Golia portava avanti di pensieri, idee anticonformiste. Riuscì tra mille difficoltà a stimolare il dibattito culturale sul Solgenitsin, su de Benoist, Pareto, Veber, Sombart, Giacinto de’ Sivo. Soprattutto diede la possibilità a tantissimi giovani giornalisti, giovani storici, giovani scrittori di poter pubblicare le proprie ricerche. A Controcorrente e a Pietro Golia, non solo la città di Napoli, ma tutto il meridione di cui Napoli ne è stata a lungo capitale, deve rendere ringraziamento, perché a loro si deve la grande opera di verità storica che è stata portata avanti per smascherare la grande menzogna risorgimentale.
Libri su libri editi da Controcorrente hanno ricostruito in maniera seria ed oggettiva il processo di annessione violenta e sanguinaria delle regioni meridionali al regno Piemontese.
I suoi volumi hanno raccontato un Sud ottocentesco vivace, prospero e avanguardia economico dell’Europa. Una storia di sviluppo industriale bruscamente interrotta. Con coraggio e caparbietà Pietro Golia, da giornalista e da editore, si è impegnato per selezionare e valorizzare autori in grado di dimostrare concretamente le ragioni del Sud. Allo stesso modo si è battuto pubblicando libri apertamente critici al dominio finanziario, contro le lobby bancarie che attraverso le crisi finanziarie, le speculazioni, spappolano le nazioni e affamano i popoli. Un editore così era scomodo al pensiero dominante. Lui che con la stessa naturalezza parlava in qualche paesino sperduto o in prestigiosi saloni delle grandi metropoli. Era stato bollato come un meridionalista revisionista. Cercavano di sminuire il suo impegno creando il silenzio intorno a lui. Ma le sue idee facevano rumore. E ora che Pietro non c’è più le sue idee faranno ancora più rumore…

Di Andrea Santoro

Anniversario della nascita di Pietro Golia

08/11/2017

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Testimonianze

Pietro Golia, un leader nato

Il Roma 02/01/2017

Con Pietro Golia, che in queste ore sta procedendo nei Campi Elisi dei soldati della politica e della vita, il populismo italiano è stato privato di una delle intelligenze più acute e sofisticate di questi ultimi decenni. Pietro era un militante politico, di quelli che univano il coraggio di un legionario alla sapienza di un uomo della tradizione, della coerenza e della riflessione sui tempi e sugli eventi. Quando nel 1994 fonda la casa editrice “Controcorrente” lo fa per demolire il pensiero unico neogiacobino del politicamente corretto. A lui e alla sua casa editrice la cultura e la storiografia italiana devono la prima, originale lettura del brigantaggio come uno dei primi capitoli della rivolta populista in Italia. Il brigante non fu soltanto un ribelle legittimista, ma fu anche e soprattutto un ribelle contro l’ordine borghese che espropriava contadini, pastori, i poveri e gli esclusi di quelle consuetudini che costituivano il diritto a vivere garantito dallo stato sociale delle monarchie popolari come i Borbone di Napoli. Fu lui il primo in Italia a narrare le infamie dei lager postunitari come quello di Finestrelle. La sua casa editrice pubblicò decine di libri sugli eroi della difesa delle ragioni del Sud, dello Stato più ricco, industrializzato e socialmente avanzato della Penisola preunitaria. Rimane il suo impegno contro la manipolazione mistificatrice, la contraffazione della storia, i pregiudizi degli storici della cattedra. Con la sua casa editrice Pietro si impegnò a demolire i miti consunti della contemporaneità. Solgenistin , De Benoist, tutta la cultura alternativa al tempo del politicamente corretto del “qui e ora”, privo di passato e di futuro, privo di sequenze e di cicli, trovarono in lui un diffusore e organizzatore di cultura. Pietro metteva lo stesso impegno e passione nel partecipare a un evento culturale in uno sperduto Paese del Cilento o in una prestigiosa fondazione di Roma o Milano. Infaticabile, generoso, con l’ansia di bonificare la palude malmostosa della rassegnazione incapacitante e della diserzione. Era orgoglioso dei suoi antenati briganti postunitari nel Caiatino. E ancora più orgoglioso e fedele alla figura del padre che scelse il Nord per opporsi all’invasore. Il suo impegno politico di quattordicenne divoratore di giornali e libri era ultraminoritario nell’ambiente militante che frequentava. Ma era un leader nato. Riuscì a radicare Lotta di popolo, il suo movimento, nelle scuole del centro storico. La sinistra armata degli anni Settanta era letteralmente terrorizzata dalla brigata Golia, una sessantina di diciottenni che difendevano con un coraggio legionario la loro agibilità politica. Almirante gli voleva bene e l’incuriosiva quel ventenne che organizzava il movimento dei disoccupati, i cortei studenteschi e nello stesso tempo animava seminari del pensiero machiavelliano, su Pareto, Weber, Sombart, sulla rivoluzione conservatrice tedesca e sul pensiero Meridionale, da Giacinto de Sivo, Vico e Vincenzo Cuoco. Per salvare e sottrarre una intera generazione di militanti alla tentazione del partito armato si diede ad animare una radio, Radio Sud 95, a fondare un centro librario e a creare una libreria a via De Cesare, nel cuore di Napoli. Dopo quarant’anni la libreria è ancora lì affiancata da una casa editrice che nel settembre scorso ha edito ben cinque volumi in un mese. Questo era Pietro, ragazzo e uomo dei cortei, degli eventi culturali, della vita dedicata alla sua missione politica e culturale. Le donne lo amavano proprio per questo volontarismo disinteressato, per la generosità disinteressata, per la lealtà e anche la durezza del carattere. Un uomo di carattere, questi era Pietro. Avevamo un rimpianto in comune, di cui parlavamo spesso. Lui era depositario di un immenso archivio di pubblicazioni, foto, testimonianze del nostro mondo. Ripetevamo che il movimento giovanile generato dal Msi non poteva costituire solo materia di cronache giudiziarie. Che non fummo solo scontri di piazza, morti ammazzati e processi che condannavano troppo spesso degli innocenti. Il mondo ci stava dando ragione. Noi, i populisti, i sovranisti, i peronisti, gli identitari dell’ultima metà del 900 avevamo visto giusto. La storia stava facendo giustizia dell’usura, della menzogna orwelliana, della censura imposta dal politicamente corretto per decenni. La storia gli stava e ci stava dando ragione. Poi una notte gelida dei primi di febbraio 2017 Pietro è andato via. Dormiva nella sede della sua casa editrice. Tra migliaia di libri. Lo hanno trovato supino su un divano con l’immancabile volume di bozze di un nuovo libro che doveva uscire a giorni. Così ci ha lasciato Pietro. Dandoci un’ultima consegna. Il proprio dovere, la propria missione va compiuta fino all’ultimo. Da legionari.

Di Emiddio Novi

Un anno senza Pietro…

01/02/2017 – 01/02/2018

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II Congresso Movimento Duosiciliano – Pietro Golia

Il Regno delle Due Sicilie e le trame della massoneria

I Savoia e il massacro del Sud